Visitiamo Boccioleto - prima parte

Boccioleto 667 m s.l.m.

Piccola capitale e centro più antico della Val Sermenza, segna il passaggio dalla bassa all’alta valle, i confini si estendono nella Val Cavaione e Val Chiappa e raggiungeno la frazione di Fervento.

Le cime più alte del Sajunchè sul lato meridionale e la Massa della Sajunca sul lato settentrionale, circondano con le loro catene il paese. 

Le pittoresche e caratteristiche frazioni di Oro, Ronchi, Oromezzano, Solivo, Casetti, Piaggiogna, Palancato, offrono ulteriore interesse e valore al piccolo Comune.

La strada carrozzabile che giunge a Boccioleto valica il ponte del torrente Cavaione per portarci con ripidi tornanti al cuore dell'abitato.


Nel 1856, Boccioleto fu raggiunto dalla nuova "carrozzabile", la parola "carrozza..bile" dice quali mezzi potevano transitare, ci si puoi collegare all'avvenimento del 1865, quando compare a Vienna un originale veicolo costruito da Siegfried Marcus, un tipo un po chimico, elettricista, meccanico.
Ad un carretto a mano aveva applicato un motore a combustione, era la prima automobile.
A Boccioleto nel 1856 transitano i primi carretti e carrozze trainate dai cavalli.
Ora...non ridete ! 100 anni dopo nasco io !!!!
"Ritorniamo seri " e iniziamo la visita di Boccioleto.

Immediata l’apparizione, lassù in alto con i suoi 90 metri di roccia granitica il curioso sperone della Torre delle Giavine,  severa sentinella del paese, orgoglio e gloria per i sottostanti Boccioletesi, meraviglia tra le dieci meraviglie della Valsesia, e dell'imponente campanile della Chiesa parrocchiale, che spettacolo !


Prima di superare il ponte, alla sinistra, ai piedi di una casa di recente costruzione, la prima di una serie di cappelle votive dedicata alla Madonna Addolorata.




Il campanile di Boccioleto


La sua croce sopra il tetto, tocca il cielo tanto è alto, squadrato, una roccia, un gigante.

Per noi del paese, il campanile più caro e più bello.

Un mucchio di sassi hanno portato per farlo così grande.

Ai suoi piedi una volta c’era un orto, cresceva l’insalata, porri, cipolle, un rosmarino.

In un angolo mettevano il letame, una vecchia gerla.

Un lillà faceva ombra, profumava l’aria assieme ad un gelsomino.

Non c’è più quel quadro dipinto con tanto amore, tutto l’universo, il mondo, aveva colorato, quel grande pittore.

Al suo fianco, la nostra bella, cara, chiesa, come una mamma che trema per suo figlio, lo guarda, prega, ha paura…...è ansiosa, ascolta il suono delle sue campane, il suo cuore che batte.

Allegre suonano accompagnando all’altare una bella sposa.

Triste il suono per chi se ne va, non torna più indietro, lascia questa cara valle, per sempre, riposa.

Suona per i bambini che vanno a scuola a studiare.

Forte suonava il campanone, annunciando che era finita la guerra.

La nostra mamma di gioia, non più di dolore piangeva.

A Oromezzano stavano pulendo i prati e zappando i campi, i suoi figli erano fuggiti dai tedeschi, erano ritornati a casa, il campanone suonava……..

Suona l’Angelus, il paese si addormenta, tutto è tranquillo, spunta la Luna, si abbassa, le va vicino, lo accarezza di vergogna, scappa in fretta, si nasconde dietro ad una nuvola, piano….. piano sparisce senza più farsi vedere dietro la cresta del Mil.

Le stelle attaccate su nel cielo, come tanti lanternini, gelose le mandano giù un’infinità di baci.

Il campanile si appisola tra un tocco e l’altro e fa una dormitina, si sveglia puntuale per suonare l’Ave Maria.

Caro gigante, tutto di sassi, dall’anima buona, per chi sta vicino, per chi ogni anno torna, fa sempre sentire la tua bella voce….suona…., è un concerto che deve continuare, mai finire.

In coro tutte le tue campane, continua a suonare, quel canto che va in aria portato dal vento.

Fino a quando siamo qui, facci contenti, facci sognare, domani vogliamo sentirlo ancora nel firmamento.

Tapella Germain